sabato 5 novembre 2011

L'ITALIA CHE CROLLA...


Un'altra tragedia annunciata. Come tante altre. Come le persone che sono rimaste intrappolate sotto le macerie del Palazzo di Barletta. Un palazzo traballante, con gli inquilini che continuavano a chiedere rassicurazioni e gli operatori che gliele davano. Solo a parole però. Senza verificare con la giusta competenza e intelligenza se quell'allarme era giustificato o meno. E cosi, amici, parenti, genitori o figli, piangono la morte di cinque persone.


Poche settimane dopo altre lacrime. E altro sangue. Dieci le vittime finora accertate, tre ancora i dispersi, dell'alluvione che ha colpito le Cinque Terre. Uno "tsunami", che in certe immagini ha ricordato quelle viste pochi mesi fa in Giappone. Volendo essere benevoli, si può dire di avere assistito ad un evento eccezionale, non prevedibile. Tralasciando in questo modo tutte le problematiche relative a un territorio mal gestito, ai dubbi dei cittadini sulla gestione della diga “a valle” e sull'incuria legata alla cura dell'ambiente, nel rispetto della natura. 

E cosi solo dieci giorni dopo, ci troviamo già a piangere altre vittime. Questa volta annunciate. La “lezione” della natura dei giorni precedenti, sembrava avere sortito gli effetti giusti: riunioni tra i sindaci della zona, proclamazione dello Stato di Allerta 2 dalla Protezione Civile, evacuate duemila persone nelle zone colpite. Già nelle zone colpite. Ma la natura non risponde alle leggi matematiche che gli uomini gli vogliono appioppare: se dieci giorni prima le piogge monsoniche colpiscono da una parte, non è detto che si ripetano nello stesso luogo. Una banale verità, che è costata cara a Genova. 

La tragedia si è spostata di qualche chilometro. “Un evento imprevedibile” - afferma il sindaco Marta Vincenzi, ricalcando le orme del sindaco di Roma Alemanno, anche lui in cerca di scuse per la morte di un cittadino durante il recente alluvione che ha colpito la capitale. Eppure il capoluogo ligure non è nuovo a questo genere di eventi, che sono capitati nel 1970, e anche lo scorso anno. Una tragedia che poteva, quindi, essere prevenuta. Sarà vero che è successo tutto in un quarto d'ora, un tempo che ha reso inutile ogni monitoraggio del livello delle acque, ma le scuole potevano essere chiuse e la gente invitata a rimanere in casa. 

Certo, non tutti avrebbero seguito questo appello. Come visto dalle immagini della tragica alluvione di ieri, 4 novembre, le persone spesso non danno l'idea di rendersi conto dei pericoli. Molti stanno li a guardare un fiume che cresce tra le strade, o tentano di mettere in salvo le loro auto o i loro negozi, senza preoccuparsi di mettere in salvo sé stessi. Ma a quel punto la responsabilità di un'eventuale morte diventa tutta individuale e gli amministratori potrebbero dire, finalmente con una giusta ragione “Abbiamo fatto tutto il possibile”.



Quando la storia non insegna...        L'Alluvione del 2010..



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