Sono anni che viviamo di cliché e falsi miti. Come quello che si raccontava nel ventennio del nano, che il pubblico televisivo aveva bisogno unicamente di programmi sub-culturali, salvo poi accorgersi che un Celentano qualsiasi, che banale proprio non era, con il suo programma Rockpolitik andato in onda nel 2005, fece il record di ascolti, stracciando grandi fratelli e quant’altro. Un esperimento che ovviamente nessuno volle riproporre negli anni successivi, forse spaventato dall’idea che programmi non trash potessero innescare una spirale positiva per il paese e addirittura far pensare la gente. Fuori dagli schemi limitanti e devianti e dalla finta realtà che il potere costituito di allora proponeva.
E ora in piena campagna elettorale, nell’era della fine del consumismo sfrenato, della ribellione agli sprechi e ai lussi della politica, nel momento in cui la gente stessa chiede un cambiamento, qualcuno rifà lo stesso errore.
Sottovalutando le persone e non capendo che la realtà è in movimento, mai fortunatamente identica a sé stesso. Con i guru, i consiglieri, o forse gli staff incaricati di trasformare in fatti le indicazioni dei Guru, che continuano a ricorrere a falsi schemi, convinti che la figura di un candidato Presidente del Consiglio vada banalizzata. E ridotta ad un mero format televisivo.



