Che c’era qualcosa di malato in
Italia lo avevo già capito ai tempi dei funerali di Papa Wojtyla. Quando vedevo
i fedeli polacchi che pregavano e piangevano contriti e afflitti e quelli
italiani che, indifferenti, continuavano a scattare foto come fossero ad un
concerto di Madonna.
Ieri la situazione era in parte diversa:
si trattava di un’elezione e non di un funerale e quindi la gioia da parte dei
fedeli-tifosi è più che normale. Ma quando sono partiti gli applausi e i cori
da Stadio “Papa Francesco, Papa Francesco”, ho rivissuto quella stessa
sensazione. Non di assistere a un evento di valenza spirituale, ma a qualcosa di più simile al sistema dello Star-System. Il Papa che si affaccia alla finestra, come il cantante che sale sul palco. Con migliaia di persone pronte ad acclamarlo, con grida, cori e centinaia di flash pronti a scattare.
Per fortuna ci ha pensato lui, il nuovo Pontefice, a riportare la Piazza a un momento più consono alla spiritualità, invitando tutti a pregare. Un “Padre Nostro”, che per un momento ha rimesso le cose nel loro ordine.


